ISRAELE: paese leader nella lotta al virus

Israele, un Paese di quasi 9 milioni di abitanti, ha intrapreso una guerra senza misura al virus pandemico Covid19.
Il governo di Netanyahu, una volta considerata la gravità della situazione a livello mondiale, non ha perso tempo e
ha contattato direttamente l’azienda produttrice del vaccino Pfizer, acquistando milioni di dosi. La logistica e un’organizzazione sanitaria completamente digitalizzata hanno fatto il resto.
Allo stato attuale più della metà dei cittadini ha ricevuto la prima dose del vaccino. Il 46% della popolazione addirittura la seconda.
Il 17 marzo scorso, in 24 ore si sono ammalate di Covid 1472 persone e il tasso di positività è sceso dal 10,5 % di gennaio al 2,1% attuale.
Il vaccino Pfizer (il più utilizzato nel Paese), che non è obbligatorio ed è gratuito, una volta arrivato in Israele, viene stoccato in un hub centrale di Stato.
Successivamente viene distribuito ai siti locali.
A vaccinare sono soprattutto infermieri e paramedici.
Nella capitale, a Gerusalemme, le dosi di vaccino vengono somministrate anche per strada, ai passanti, senza necessità di prenotazione.
Ci sono postazioni ovunque della rete che fa capo alla Magen David Adom, l’equivalente della Croce Rossa Italiana.
La libertà incomincia a regalare la sua impagabile fragranza ai cittadini che possono dimostrare l’avvenuta vaccinazione e che da pochissimo possono frequentare
i centri commerciali, i mercati, i musei e le biblioteche grazie al bollino verde TAV JAROK.
I concerti e gli eventi sportivi sono riaperti al 75%. Negli stadi la capienza massima consentita è di 300 persone, che, per il momento, devono usare ancora la mascherina e rispettare il distanziamento. Israele ha speso finora 800 milioni di dollari per una campagna vaccinale che presto, questa la promessa, restituirà la libertà al suo popolo. I giovani già cantano e ballano sui tavoli e i video della felicità sui social sono virali. Ad aprile molto probabilmente si ritornerà a sorridere senza mascherina e finalmente ci si potrà abbracciare.

Cristina Palumbo Crocco

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